venerdì 12 maggio 2017

Consigli molto personali e poco seri per scrittori e aspiranti scrittori - Questione di prospettiva

Da quando scrivo, certi aspetti della mia vita sono migliorati. Sono diventata più sicura di me stessa, con una forte consapevolezza della persona che sono e di quella che voglio essere, per me e per gli altri. Mi sento, per farla breve, un essere umano migliore rispetto al passato.
La scrittura non è l'unico motivo di questo miglioramento generale, ma posso dirvi con assoluta certezza che scrivere mi ha aiutata a vedere la vita (anche la mia vita) con occhi diversi, e ciò a lungo andare si è rivelato molto positivo.

Per scrivere occorrono tranquillità, solitudine, disciplina. Questi elementi permettono a chiunque di entrare in contatto con lati di sé che non si conoscevano, o che più semplicemente si ignoravano. In tal senso, scrivere è un po' come andare in analisi: creare una storia non ha mai a che fare solo con i fatti narrati, i personaggi, o i lettori. Creare una storia ha a che fare prima di tutto con lo scrittore.

Uno dei fattori che ha contribuito, in questi anni, a migliorare alcuni aspetti della mia vita, è stata la necessità di vedere il mondo attraverso gli occhi dei personaggi dei miei libri, persone (in certi casi) molto diverse da me. Il mio consiglio di oggi, quindi, è:

CAMBIA PROSPETTIVA

Nei miei romanzi, l'uso della prima persona non è un caso. Lasciare che sia il mio protagonista a narrare rende necessario che io mi cali completamente nei suoi panni, mettendo da parte me stessa, e vivendo il racconto attraverso i suoi occhi, la sua vita, la sua mente. Ogni volta che scrivo un libro, dunque, cambio prospettiva.
Ogni personaggio dei miei libri ha dei tratti in comune con me - a volte si tratta di dettagli fisici, a volte di esperienze vissute - ma la sua storia deve sempre mettermi in condizione di vedere il mondo con occhi diversi dai miei. Per questo, ad esempio, ho scritto la storia di una fashion blogger (La favola di Thea), o quella di un uomo che s'innamora di un altro uomo (Le notti di Seth) o quella di un'accanita tifosa del Milan (Come l'ultimo rigore).
Scoprire e analizzare il mondo attraverso le avventure di personaggi diversi da me mi ha permesso di accrescere il livello di compassione ed empatia, e ciò mi ha consentito, a lungo andare, di vivere meglio, di ampliare gli orizzonti, di essere una donna più consapevole. Ogni libro rappresenta, per me, una lunga sessione di analisi, ed è anche per questo che adoro scrivere.

Per cambiare prospettiva non basta decidere: 'Ok, scriverò un personaggio diverso da me'. Prima di iniziare a scrivere, infatti, è necessario porsi delle domande su quel personaggio, e tali domande sono utili sempre quando si crea una storia. A me piace arrivare alla scrittura 'preparata'; è vero, a volte è solo scrivendo che  entri in sintonia con i personaggi, ma al tempo stesso bisogna partire da uno scheletro. Ecco alcune delle domande che io mi faccio sempre per costruire lo scheletro dei miei personaggi:
- Qual è il suo obiettivo?
- Come intende raggiungerlo?
- Quali sono i valori in cui crede?
- Quali sono i suoi pregi/i suoi difetti?
- In cosa mi somiglia? In cosa siamo diversi?
- Perché vuole raggiungere quell'obiettivo?
- Fino a dove può spingersi per raggiungerlo?

Ognuna di queste domande necessita di una risposta che ti porta a chiacchierare con te stesso, e ad affrontare il mondo (anche il mondo di fantasia che tu hai creato) con una nuova marcia, con un nuovo approccio.
Se cambi prospettiva, non sarà solo la tua storia a crescere, e il tuo stile ad evolversi, a cambiare. Con il tempo troverai nuovi equilibri, e ciò ti permetterà di avvicinarti alle storie future con più sicurezza, e con più curiosità.

Alla prossima,
Ale

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Nelle puntate precedenti:
- Questione di programmi
Questione di merito
Questione di schiena

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